Sull’esempio della Vergine Madre, il contemplativo è la persona centrata in Dio. (VDQ 10)

Beata Maria di Gesù Crocifisso: La sua vita

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Maria Baouardy nasce il 5 gennaio 1846, a Ibillin, piccolo villaggio della Galilea.
A dodici anni è martirizzata da un musulmano, ma salvata e guarita della Vergine Maria.
Riceve grazie mistiche straordinarie.
Nel mese di giugno 1867 entra nel Carmelo di Pau.  
È tra le fondatrici del Carmelo di Mangalore in India nel 1870.
Fonda il Carmelo di Betlemme nel 1875 e partecipa alla costruzione di quello di Nazareth.

 


Galilea: L'infanzia

Maria Baouardy nasce il 5 gennaio 1846, a Ibillin, piccolo villaggio della Galilea, a metà strada tra Nazareth e Haifa, in una famiglia di rito greco-cattolico. I suoi genitori ebbero dodici figli che morirono in tenera età. Nel loro profondo dolore e con la fiducia in Dio, decisero allora di fare un pellegrinaggio a Betlemme per pregare davanti alla Grotta e domandare la grazia di un figlio. Nacque Maria. E l’anno seguente nacque Boulos (Paolo).

Maria non ha ancora 3 anni quando in pochi giorni muoiono il padre, che la affida a San Giuseppe, e pure la madre. Suo fratello Boulos (Paolo) è adottato da una zia e Maria invece da uno zio, economicamente agiato.
Dei suoi anni infantili in Galilea, Maria conserverà lo stupore per la bellezza della Creazione, la luce, i paesaggi in cui tutto le parla di Dio, e il sentimento molto forte che “tutto passa”.

Del periodo infantile è da ricordare un episodio destinato a incidere sulla sua vita.
Mentre  gioca con due uccellini, decide di far loro un bagno. Essi non resistono e muoiono tra le sue mani. Triste per l’accaduto, Maria, ispirata, dice a Gesù: “Vedi, è così che tutto passa; ma se vuoi donarmi il tuo cuore, io sarò con te per sempre”.
A 8 anni riceve la prima comunione. Poco dopo suo zio si trasferisce ad Alessandria d’Egitto con tutta la famiglia.

In Egitto: Alessandria e il martirio

Maria ha 12 anni quando viene a sapere che suo zio vuole maritarla. Decisa di donarsi interamente al Signore, rifiuta. Tentativi di persuasione, minacce, umiliazioni e cattivi trattamenti non servono a farle cambiare idea. Tre mesi dopo va a trovare un vecchio servo della famiglia per inviare una lettera al fratello rimasto in Galilea, per chiedergli aiuto. Ascoltando il racconto delle sue sofferenze, il servitore, musulmano, la esorta ad abbandonare il cristianesimo per abbracciare l’Islam. Maria rifiuta. Inviperito, l’uomo sguaina la scimitarra e le taglia la gola, poi l'abbandona in una stradina tutta buia. È l’8 settembre.

Ma non era ancora venuta la sua ora. Maria si risveglia in una grotta, con accanto una giovane donna con le  sembianze di una religiosa. Per quattro settimane, la donna la cura, la nutre e la istruisce. Quando Maria è guarita, la giovane sconosciuta la conduce in una chiesa e scompare

Maria, più avanti nel tempo, riconoscerà in lei la Vergine Maria.
Da quel giorno, Maria passa di città in città (Alessandria, Gerusalemme, Beirut, Marsiglia…) come domestica, dando la preferenza nelle sue scelte alle famiglie povere, aiutandole e lasciandole quando si sente troppo onorata. Diventa, in una dimensione del tutto particolare, testimone di quel “mondo invisibile”, nel quale crediamo pur senza vederlo, e che Maria ha sperimentato in una misura rilevante.


A Marsiglia: Le Suore di San Giuseppe

Nel 1865 è a Marsiglia. Viene messa in contatto con le Suore di San Giuseppe dell'Apparizione. Ha 19 anni, ma non ne dimostra più di 12 o 13. Parla male il francese ed è di salute cagionevole, ma viene accolta nel noviziato. La possibilità di donarsi al Signore le procura una grande gioia. Sempre disponibile ad accollarsi i lavori più faticosi, passa la maggior parte del suo tempo in lavanderia o in cucina.

Vive fenomeni mistici molto particolari. Due giorni alla settimana, infatti, rivive la Passione di Gesù. Riceve le stigmate, che nella sua semplicità considera una malattia. Cominciano a manifestarsi in lei grazie straordinarie di vario genere. Alcune suore ne sono sconcertate e al termine dei due anni di noviziato, non viene accettata nella congregazione. È in quel momento che una serie di circostanze, la orientano verso il Carmelo di Pau.

Il Carmelo di Pau
Nel giugno 1867 entra nel Carmelo di Pau, dove troverà sempre amore e comprensione in mezzo a tutte le prove che dovrà superare. Per il momento, eccola di nuovo in noviziato, con il nome di Suor Maria di Gesù Crocifisso. Insiste per essere suora conversa, poiché si trova più a suo agio nel servizio degli altri e perché fa fatica a leggere nella recita dell’Ufficio divino.

La sua semplicità e la sua generosità conquistano i cuori.
Le parole che pronuncia dopo essere stata in estasi, sono il frutto della sua vita: “Dove c’è la carità, lì c’è anche Dio. Se vi preoccupate di fare del bene ai fratelli, Dio si preoccuperà di voi. Se scavate una fossa per il vostro fratello, finirete per cadervi; come se fosse destinata a voi. Ma, se preparate un cielo per il vostro fratello, sarà destinato a voi…”.

Dono della profezia, estasi o attacchi del demonio, tutto le serve, con la grazia di Dio, a sentirsi una nullità di fronte al Signore. Lei stessa si definisce “il piccolo nulla”, ed esprime così ciò che sente nel profondo del suo essere. È questo che le permette di penetrare nell’insondabile profondità della misericordia divina in cui trova la sua gioia, le sue delizie, la sua vita…

“L’umiltà è felice di essere un niente, non si attacca a niente, non si stanca mai di niente. È contenta, felice, ovunque felice, soddisfatta di tutto….Beati i piccoli!”.
L’umiltà è la fonte del suo abbandono sia alla grazie più straordinarie che agli avvenimenti umani più sconcertanti.


La fondazione del Carmelo di Mangalore in India

Dopo tre anni, nel 1870, parte con un piccolo gruppo di suore per andare a fondare il primo monastero di carmelitane in India, a Mangalore. Il viaggio si trasforma in un’avventura e tre suore muoiono prima di arrivare alla meta. A sostegno delle sopravvissute, vengono mandate altre suore e alla fine del 1870 la vita claustrale può iniziare. Le esperienze straordinarie di Maria continuano, ma, come sempre, non le impediscono di affrontare i lavori più pesanti e le difficoltà inevitabili per una nuova fondazione.
Durante le sue estasi, a volte viene vista con un volto luminoso in cucina e altrove. A volte partecipa in spirito a quanto succede nella Chiesa, per esempio alle persecuzioni in atto in Cina. A volte sembra che satana prenda possesso di lei, almeno esteriormente, trascinandola in lotte e terribili tormenti.

Intorno a lei incominciano a nascere incomprensioni che mettono in dubbio l’autenticità di ciò che sperimenta. Riesce a emettere i voti al termine del noviziato il 21 novembre 1871, ma le crescenti tensioni, alla fine inducono i superiori a rinviarla al Carmelo di Pau.


Ritorno a Pau

A Pau Maria riprende la vita semplice di conversa circondata dall’affetto delle consorelle e il suo cuore si dilata. Nel corso di certe estasi lei, che è praticamente illetterata, improvvisa nello slancio della sua riconoscenza verso Dio, dei componimenti poetici di grande bellezza, ricchi di freschezza e di un fascino tipicamente orientale, in cui la creazione intera canta il suo Creatore. In alcuni momenti, attirata com'è dallo slancio della sua anima verso il Signore, é possibile vederla sulla cima di un albero che non sosterrebbe nemmeno un uccellino… “Tutti dormono. E  si dimentica Dio, colmo di bontà, grande e degno di lode. Nessuno pensa a Lui!...La natura lo loda; il cielo, le stelle, gli alberi, le erbe, tutto lo loda; e l’uomo, che gode dei suoi benefici, che dovrebbe cantarli, dorme!...Su, andiamo, andiamo a svegliare l’universo!”.

Molti la cercano per chiederle conforto, consigli, preghiere e, dopo averla incontrata, ripartono illuminati e fortificati.


La fondazione del Carmelo di Betlemme

Poco dopo il suo ritorno da Mangalore, incomincia a parlare della fondazione di un Carmelo a Betlemme. Gli ostacoli sono numerosi, ma vengono rimossi progressivamente, e a volte oltre le attese. Da Roma arriva l’autorizzazione e il 20 agosto 1875 un piccolo gruppo di carmelitane s’imbarca per la nuova avventura. È il Signore stesso che guida Maria nella scelta del luogo e della costruzione. Siccome è l’unica che parla l’arabo, è impegnata nella sorveglianza dei lavori, “immersa nella sabbia e nella calce”. La comunità può prendere possesso della nuova costruzione dal 21 novembre 1876, anche se l’opera non è ancora completata.

Maria si occupa anche della fondazione di un Carmelo a Nazareth, e vi si reca nell’agosto del 1878 per l’acquisto di un terreno. È nel corso di questo viaggio che scopre il luogo di Emmaus e lo fa acquistare da Berthe Dartiguax per il Carmelo.

Tornata a Betlemme, riprende il suo impegno di sorveglianza dei lavori in mezzo a un caldo soffocante. Mentre porta da bere agli operai, cade da una scala e si rompe un braccio. La cancrena si sviluppa rapidamente e nel giro di pochi giorni Maria muore, il 26 agosto 1878, a 32 anni.
È stata beatificata il 13 novembre 1983 dal papa Giovanni Paolo II.

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