Sull’esempio della Vergine Madre, il contemplativo è la persona centrata in Dio. (VDQ 10)

La canonizzazione della Beata Elisabetta della Trinità

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Nel corso del Concistoro del 20 giugno 2016, Papa Francesco ha annunciato la canonizzazione a Roma di Elisabetta delle Trinità il 16 ottobre 2016. É una grande gioia per la Chiesa e per la famiglia del Carmelo.


 

Nata in un campo militare il 18 luglio 1880, la piccola Sabeth è figlia di un capitano, dotata di un temperamento determinato, turbolento, a volte violento. Tuttavia è affascinata da tutto ciò che è grande e bello e un grande interesse per Gesù, grazie al quale vuole vincere, per amore, il suo “terribile carattere”.

 

A 13 anni ottiene il primo premio di pianoforte al Conservatorio. Ma la sua ambizione ha altre mire : vuole amare Gesù alla follia, consacrargli la sua vita. Vive la vita di una giovane ragazza del suo tempo e si appassiona alla musica, al mare, alla montagna, all’amicizia, ma anche alla parrocchia, alla visita degli ammalati, al catechismo per i fanciulli, e più di tutto, soprattutto, alla preghiera.

 

Con il passare del tempo, si sente sempre più chiamata al Carmelo, per pregare incessantemente e avvicinarsi all’umanità di Dio. Dopo aver superato le resistenze della mamma, entra nel Carmelo di Digione a 21 anni. È intensamente felice di poter vivere una vita orante, povera, rude, ma illuminata dal Sole della presenza di Dio e dalla carità fraterna.

 

Dopo un postulantato luminoso e un anno di noviziato difficile, pronuncia i voti l’11 gennaio 1903. Eccola “sposa di Cristo”. Si nutre della Parola di Dio, soprattutto di San Paolo, che la invita a divenire “la lode della gloria” di Dio, del “Dio che ci ha troppo amati”.

 

Elisabetta vuole restituirGli amore per amore, nel cuore della quotidianità, nella vita comunitaria. E nelle sue lettere condivide con gli amici, per lo più laici, una scoperta meravigliosa: siamo tutti chiamati, tutti amati, tutti abitati dalla Presenza, tutti invitati alla comunione con Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

Nel 1904 compone la celebre preghiera “O mio Dio, Trinità che adoro”, in cui si abbandona totalmente. Colpita dal morbo di Addison, a quei tempi incurabile, vive un lunga agonia durata nove mesi. In mezzo a grandi sofferenze continua a esprimere la sua gioia di amare e la volontà di sacrificarsi. Muore il 9 novembre 1906.

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