la bellezza di Gesù - Carmel Holy Land

Sull’esempio della Vergine Madre, il contemplativo è la persona centrata in Dio. (VDQ 10)

la bellezza di Gesù

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             Eccoci a un nuovo appuntamento con le feste pasquali. Il Signore dona la sua vita nella bellezza perfetta del Servo e risuscita pieno di gloria, risplendente di bellezza.

 

I santi del Carmelo hanno contemplato a lungo la bellezza di Gesù sia nella passione che nel mistero della Risurrezione.

Santa Teresa del Bambino Gesù - e del Santo Volto, non dimentichiamolo - contemplava senza sosta il Volto del Dio-Uomo: «O Volto adorabile di Gesù, unica bellezza che rapisce il mio cuore, degnati di imprimere in me la divina tua rassomiglianza affinché tu non possa mirare l’anima della tua piccola sposa senza contemplare te stesso. O mio Diletto, per amor tuo io accetto di non vedere qui in terra la dolcezza del tuoi sguardo, di non sentire l’ineffabile bacio della tua bocca, ma ti supplico di infiammarmi del tuo amore, perché mi consumi rapidamente e mi faccia apparire presto davanti a te: Teresa del Santo Volto» (Preghiera 6).

È un tratto specifico dell’arte cristiana evocare la bellezza della vita donata per amore per i fratelli e per Dio, nonostante le prove e le sofferenze che in sé non hanno alcunché di bello. La liturgia della Quaresima vi ci introduce in modo particolarmente eloquente. Come ha annotato il card. Joseph Ratzinger nella raccolta di articoli pubblicata poco prima della sua elezione al Soglio pontificio. I testi del Lunedì Santo giustappongono in effetti la descrizione fatta dal profeta Isaia del Servo sofferente che appare “senza apparenza né bellezza” per attirare i nostri sguardi, e il salmo 44,3 che parla del Messia come “il più bello tra i figli dell’uomo”. Come è possibile, applicare simultaneamente questi due testi al Cristo dei dolori? La risposta, secondo il card. Ratzinger, si attiene al fatto che la vera bellezza della vita si colloca innanzitutto nel dono di sé, tanto che si può dire di Cristo che non è mai così bello come nel momento della sua passione (cfr. “In cammino verso Gesù Cristo”, Milano 2004).

In realtà non si tratta di un’idea nuova. Commentando Giovanni (17,1), Tommaso d’Aquino fa notare, giocando sulle assonanze latine dei verbi glorificare e clarificare, che la “glorificazione “ promessa al Figlio dal Padre non si applica solamente agli eventi gloriosi della Risurrezione e dell’Ascensione, ma ha inizio sul trono della Croce, ove l’amore di Dio viene misteriosamente svelato nella sua pienezza.

«Glorificami, nella mia Passione, manifestando che sono tuo Figlio: GLORIFICA TUO FIGLIO. Anche il centurione, assistendo ai suoi miracoli, esclama: “Costui è veramente il Figlio di Dio”».

Il Consiglio Pontificio della cultura riprende e sviluppa questa intuizione: «… il cristiano vede nella deformità del Servo sofferente, spogliato di ogni bellezza esteriore, la manifestazione dell’amore infinito di Dio che giunge sino a rivestirsi della bruttura del peccato per elevarci, al di là dei sensi, alla bellezza divina che supera ogni altra bellezza e mai si corrompe. L’icona del Crocifisso, dal volto sfigurato, racchiude in sé, per chi vuole contemplarlo, la misteriosa bellezza di Dio. È la Bellezza che si compie nel dolore, nel dono di sé senza alcun ritorno per sé.  La Bellezza dell’amore, che è più forte del male e della morte» (cfr. "Via Pulchritudinis", Cammino di evangelizzazione e dialogo, III,3,A).

La Risurrezione è la rivelazione piena della bellezza di Dio. La nostra Santa madre Teresa ne ha fatto un’esperienza sconvolgente: «L’umanità sacratissima di Gesù Cristo mi apparve tutta intera nella festa di San Paolo, mentre assistevo alla Santa Messa. Era in quella forma sotto cui lo si suole dipingere risuscitato, ma di una bellezza e maestà in comparabile, come le ho già descritto dettagliatamente dopo il formale comando che me ne ha dato. L’ho fatto con molta pena perché sono cose che a volerle dire, annientano. Tuttavia l’ho fatto nel miglior modo possibile, per cui non v’è motivo di ripetermi. Dirò soltanto che se a godimento della vista non vi fosse in cielo che l’eccelsa bellezza dei corpi gloriosi, se n’avrebbe sempre una beatitudine immensa, specialmente nel contemplare l’umanità di nostro Signore Gesù Cristo. Se è così sulla terra, dove quando egli si mostra, lo fa I proporzione della nostra naturale debolezza, che sarà nel cielo dove lo di godrà in tutto il suo splendore?» (cfr. “Vita”, 28,3)

In questa dimensione contemplativa, santa e bella festa di Pasqua!

 

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