Sull’esempio della Vergine Madre, il contemplativo è la persona centrata in Dio. (VDQ 10)

Gaudete et exsultate

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gaudete

           

            "Rallegratevi ed esultate", sono queste le prime parole dell’esortazione apostolica che Papa Francesco ci ha indirizzato. Un invito a gioire di ciò che Dio desidera per ciascuno di noi: la santità! Dono totalmente gratuito, affidato alla nostra riconoscente libertà.

 

       Come sempre le parole del Papa sono chiare, semplici, dirette. Non esitate a leggere il testo considerandolo come una lettera scritta personalmente a voi. “Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui” (11).

       Al Carmelo abbiamo una ragione in più per fare di “Gaudete et exsultate” una lettura impegnata: i santi del Carmelo sono abbondantemente citati, sono chiamati in causa come testimoni dell’invito alla santità nel “mistero del progetto unico e irripetibile che Dio ha per ciascuno” (170) e tutto ciò nel contesto delle vite più ordinarie.

          La nostra santa Madre Teresa è citata con la sua celebre definizione della preghiera:
“un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d’essere amati”(149). Insistendo - ed era un proposito di santa Teresa –
sul fatto che il faccia a faccia con Dio non è solo per pochi privilegiati, ma per tutti, perché «abbiamo tutti bisogno di questo silenzio carico di presenza adorata» (id).

          San Giovanni della Croce è citato quattro volte: per chiarire come la vita divina si comunichi in modi del tutto adatti a ciascuno (11); in contrapposizione a quanti assumono “il ruolo di giudici spietati” e “pretendono continuamente di dare lezioni” (117);
sulla santificazione come “ un cammino comunitario, da fare a due a due”, nella comunità (141); nella raccomandazione circa l’assiduità all’orazione senza tralasciarla neppure in mezzo alle occupazioni esteriori: “Sia che mangi o beva, sia che parli o tratti con i secolari o faccia qualche altra cosa, desideri sempre Dio tenendo in Lui l’affetto del cuore” (148), perché non c’è “santità senza preghiera”.

           Santa Teresa d’Avila e Santa Teresa di Lisieux sono citate fra le donne che hanno rivelato in modo particolare i talenti del genio femminile. Santa Teresa di Lisieux è citata altre volte. Come testimone della grazia, dono che non potremo mai meritare: “Alla sera di questa vita, comparirò davanti a te a mani vuote, perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere. Ogni nostra giustizia è imperfetta ai tuoi occhi”(54). Nel commento alla seconda beatitudine (“beati i miti”) è ripreso un suo ammonimento secondo cui “la carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui, non stupirsi assolutamente delle loro debolezze” (72). Infine il Santo Padre riporta un ampio stralcio del racconto che Teresa fa dell’assistenza dedicata a suor Maria di San Pietro e della luce ricevuta dal Cielo: “Non posso esprimere ciò che accadde nella mia anima, quello che so è che il Signore la illuminò con i raggi della verità che superano talmente lo splendore tenebroso delle feste della terra, che non potevo credere alla mia felicità”(145).

         Anche Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) è citata a proposito dei santi che non appaiono in alcun libro di storia. Tuttavia “quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato”(8).

        Con i santi del Carmelo e tutti gli altri, che ci tendono le braccia, dedichiamoci con “audacia e fervore” alla missione che ci è stata affidata quando abbiamo ricevuto il battesimo: nulla meno che la santità stessa di Dio che vuole condividerla con noi.

Per leggere il testo della esortazione : clicca qui

 

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