Sull’esempio della Vergine Madre, il contemplativo è la persona centrata in Dio. (VDQ 10)

Trasfigurazione

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      Sapete dove sono gli angeli nell’icona della Trasfigurazione ?

 

Il 6 agosto festeggiamo la Trasfigurazione del Signore: il giorno in cui il suo corpo simile al nostro è stato avvolto da una grande luce. Secondo il racconto di San Marco che leggiamo quest’anno, Gesù porta con sé tre discepoli, Pietro Giovanni e Giacomo, solo loro, sulla cima di un’alta montagna. La tradizione ha individuato questa montagna nel monte Tabor che le nostre suore del Carmelo di Nazareth possono contemplare dalle loro finestre. Possiamo dire, senza alcun timore, che nel Carmelo condividiamo in qualche modo la grazia elargita ai discepoli.
Il racconto evangelico, come la liturgia, magnifica il candore che sprigiona dal Signore, dal suo corpo, dai suoi vestiti. È il candore della sua divinità? O della sua umanità? Non c’è ragione per leggervi una contraddizione perché è certamente la luce divina che magnifica l’Uomo-Dio, lo trasfigura per il tempo che trascorre con Mosè ed Elia.
È attraverso questo evento che i nostri occhi sono predisposti a contemplare la grande dignità della nostra umanità. Per questa ragione gli angeli non sono raffigurati nelle icone della Trasfigurazione. Gesù ha voluto rivelare ai suoi discepoli che è la sua umanità reale, sensibile, capace di soffrire è una cosa sola con la raggiante ed eterna divinità. Santa Teresa di Gesù Bambino si meravigliava per questo mistero di bontà sulla quale
«gli angeli desiderano fissare lo sguardo» (1Pt 1,12). Fa dire all’Angelo del Santo Volto
«Ahimè! perché sono un angelo,
 incapace di soffrire? ...
 Gesù con un dolce scambio
 per te vorrei morire !!! ...».
E nel momento cruciale della sua ultima malattia esclama: « … gli angeli non possono soffrire, non sono felici come me ….».
Rallegriamoci dunque e rendiamo grazie a Dio nostro Padre perché possiamo accompagnare Gesù sulla Montagna, sperimentare la nostra fragilità e scoprire, a poco a poco, la dolce limpidezza di cui risplenderà il corpo della Chiesa e ogni nostro corpo di carne, al termine della nostra Pasqua con Cristo.

 

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