Sull’esempio della Vergine Madre, il contemplativo è la persona centrata in Dio. (VDQ 10)

Carmelitane in Medio Oriente

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         Carmelitane in Terra Santa (Gerusalemme, Betlemme, Haifa  e Nazareth), in Egitto (Le Fayoum) e in Siria (Aleppo), siamo chiamate a vivere la nostra vocazione nel Carmelo su una terra peculiare, quella della Rivelazione e dell’Incarnazione. Per esserle fedeli, è essenziale che approfondiamo costantemente la nostra identità e la nostra missione, in Medio Oriente oggi. 

        Per questo è bene ripensare alla domanda che il Signore ha posto al profeta Elia nella grotta: « che fai qui?».
Ci sta a cuore impegnarci nelle sfide che le nostre comunità devono affrontare in questa terra, che sono le stesse sfide che devono sostenere i cristiani di tutta la regione del Medio Oriente. In effetti, non vogliamo (né dobbiamo) rimanere straniere nei Paesi che ci accolgono. Le nostre comunità sono inseparabili, secondo la loro vocazione, dalla regione del Medio Oriente. Non si tratta innanzitutto di un luogo geografico, ma di una realtà spirituale che ognuna di noi vive nel profondo della sua ricerca di unione con Dio. Ognuna di noi è chiamata a domandarsi come può fare di se stessa una Terra Santa dove il Signore possa rivivere tutto il suo mistero. Dobbiamo lasciarci trasformare sempre più dalla grazia dell'Incarnazione, lasciarci trafiggere dalla Croce del Signore, prendendo a cuore le sofferenze, le divisioni tra i popoli di questa parte del mondo.
       Ci è di grande beneficio esplorare tale dimensione della nostra vocazione: perché siamo state chiamate a vivere l'ideale carmelitano qui e ora? Per i Carmeli di Terra Santa, la vita di preghiera si basa realisticamente sulla vita concreta nella diocesi di Gerusalemme con la sua dimensione globale, interreligiosa ed ecumenica, ma ciò vale anche per l'Egitto e per la Siria. Per questo è bene che periodicamente ci confrontiamo per mettere in comune il nostro modo di vivere l'inculturazione. Possiamo condividere storie bellissime sulla nostra presenza cristiana tra il popolo ebraico e i musulmani. Se non possiamo uscire per incontrarli, tuttavia quando vengono per dei contatti di vicinato o altro, ci auguriamo che possano fare esperienza di una buona testimonianza dei cristiani, dei "baraka", di "quelli che benedicono".
       Tutto questo ci coinvolge nella vita comunitaria: da una parte, non possiamo disimpegnarci, ripiegare su noi stesse e sui nostri problemi interni, dall'altra dobbiamo testimoniare, far risplendere la presenza di Cristo che ci ha riunite per vivere con Lui e di Lui. Anche se la testimonianza è silenziosa, deve essere. C'è una dimensione profetica del Carmelo in Medio Oriente che non dobbiamo smarrire, ma piuttosto valorizzare. Non sono tuttavia in gioco cose straordinarie ma, per esempio, la fedeltà alla preghiera, due ore al giorno: è "il nostro lavoro" e i pellegrini o i visitatori devono percepire tutto questo. Può anche essere il distacco da oggetti o responsabilità, per far risplendere Cristo. Ci sono già troppi muri nel Paese, non è il caso che costruiamo muri tra noi! La nostra fedeltà alla meditazione orante della Parola di Dio deve assumere un'importanza particolare nella sequela di Cristo sulla Terra della Parola.
       I contatti tra Carmelitane del Medio Oriente ci permettono, inoltre, di aiutarci a vicenda nella condizione vocazionale, per individuare i cammini da percorrere per realizzare una vera unione tra noi. In tal modo possiamo quindi rispondere alla nostra grande missione:
«.. le sorti dell’umanità si decidono nel cuore orante e nelle braccia alzate delle contemplative» 1 e anche il futuro della Chiesa in Medio Oriente ...

 

1  Costituzione Vultum Dei quaerere, n. 17.

 

 

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