Sull’esempio della Vergine Madre, il contemplativo è la persona centrata in Dio. (VDQ 10)

La gioia nasce dalla gratuità di un incontro!

Stampa

Francesco

Il 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, celebriamo la giornata della Vita Consacrata. Un’occasione per ammirare e rendere grazie per questa bella vocazione alla vita consacrata, e anche un momento ideale per rinnovare il nostro impegno. Papa Francesco ha incontrato i seminaristi e i novizi riuniti in occasione dell'Anno della Fede, il 6 luglio 2013. Egli si è rivolto a loro con riflessioni profonde e non senza umorismo. Eccone alcuni stralci:

 

 

La vera gioia non viene dalle cose, dall’avere, no! Nasce dall’incontro, dalla relazione con gli altri, nasce dal sentirsi accettati, compresi, amati e dall’accettare, dal comprendere e dall’amare; e questo non per l’interesse di un momento, ma perché l’altro, l’altra è una persona. La gioia nasce dalla gratuità di un incontro! (…) Quando tu trovi un seminarista, un prete, una suora, una novizia, con una faccia lunga, triste, che sembra che sulla sua vita abbiano buttato una coperta ben bagnata, di queste coperte pesanti… che ti tira giù… Qualcosa non va! Ma per favore: mai suore, mai preti con la faccia di “peperoncino in aceto”, mai! La gioia che viene da Gesù. Pensate questo: quando ad un prete - dico prete, ma seminarista pure – quando ad un prete, ad una suora, manca la gioia, è triste, voi potete pensare: “Ma è un problema psichiatrico”. No, è vero: può andare, può andare, questo sì. Succede: alcuni, poverini, si ammalano… Può andare. Ma in genere non è un problema psichiatrico. E’ un problema di insoddisfazione? Eh, sì! Ma dov’è il centro di quella mancanza di gioia? E’ un problema di celibato. (…) Ma il voto di castità e il voto di celibato non finisce nel momento del voto, va avanti… Una strada che matura, matura, matura verso la paternità pastorale, verso la maternità pastorale, e quando un prete non è padre della sua comunità, quando una suora non è madre di tutti quelli con i quali lavora, diventa triste. Questo è il problema. Per questo io dico a voi: la radice della tristezza nella vita pastorale sta proprio nella mancanza di paternità e maternità che viene dal vivere male questa consacrazione, che invece ci deve portare alla fecondità. Non si può pensare un prete o una suora che non siano fecondi: questo non è cattolico! Questo non è cattolico! Questa è la bellezza della consacrazione: è la gioia, la gioia…

(…) Voglio consigliarvi questo: abbiate trasparenza col confessore. Sempre. Dite tutto, non abbiate paura. “Padre ho peccato!”. Pensate alla samaritana, che per provare, per dire ai suoi concittadini che aveva trovato il Messia, ha detto: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”, e tutti conoscevano la vita di questa donna. Dire sempre la verità al confessore. Questa trasparenza farà bene, perché ci fa umili, tutti. “Ma padre sono rimasto in questo, ho fatto questo, ho odiato”… qualunque cosa sia. Dire la verità, senza nascondere, senza mezze parole, perché stai parlando con Gesù nella persona del confessore. E Gesù sa la verità. Soltanto Lui ti perdona sempre! Ma il Signore vuole soltanto che tu gli dica quello che Lui già sa. Trasparenza!

(…) Nella formazione vostra ci sono i quattro pilastri fondamentali: formazione spirituale, ossia la vita spirituale; la vita intellettuale, questo studiare per “dare ragione”; la vita apostolica, incominciare ad andare ad annunciare il Vangelo; e, quarto, la vita comunitaria. (…) Ricordate i quattro pilastri: vita spirituale, vita intellettuale, vita apostolica e vita comunitaria. Questi quattro. Su questi quattro dovete edificare la vostra vocazione. E qui vorrei sottolineare l’importanza, in questa vita comunitaria, delle relazioni di amicizia e di fraternità che fanno parte integrante di questa formazione.   (…) Coltivare le amicizie, sono un bene prezioso: devono però educarvi non alla chiusura, ma ad uscire da voi stessi. Un sacerdote, un religioso, una religiosa non può mai essere un’isola, ma una persona sempre disponibile all’incontro.

(...) Io vorrei una Chiesa più missionaria, non tanto tranquilla. (...) Non imparate da noi, da noi, che non siamo più giovanissimi; non imparate da noi quello sport che noi, i vecchi, abbiamo spesso: lo sport del lamento! Non imparate da noi il culto della “dea lamentela”. E’ una dea quella… sempre col lamento…. Ma siate positivi, coltivate la vita spirituale e, nello stesso tempo, andate, siate capaci di incontrare le persone, specialmente quelle più disprezzate e svantaggiate. Non abbiate paura di uscire e andare controcorrente. Siate contemplativi e missionari."

 

 

 

 

 

 

Auto Insurance Quotes